Il vino della settimana

Brunello di Montalcino 2004

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  • Pietra Marina è uno dei vini simbolo della rinascita enologica dell’Etna avviata ad inizio anni novanta e che vede oggi questa zona primeggiare a livello internazionale per la qualità dei propri vini, una delle prime prove concrete di valorizzazione estrema del Carricante come vitigno autoctono vulcanico proveniente dall’areale orientale che insiste nel comune di Milo.

    Un versante sicuramente particolare, in linea d’aria sotto la Valle del Bove, dove si sono stratificate diverse colate laviche anche molto antiche che nel tempo hanno favorito l’esplosione della natura, oggi molto rigogliosa.

    Raggiungere Milo dal Versante Nord di Linguaglossa significa attraversare agrumeti, vigneti, boschi dove la luce fatica a penetrare, prima che il paesaggio si apra ad una tavolozza di colori che dal verde della vegetazione spazia al marrone delle terre vulcaniche, al grigio dei terrazzamenti, al blu del Mar Ionio visibile volgendo lo sguardo verso oriente.

    Sita a ottocento metri d’altezza, Contrada Rinazzo (Milo) è una zona vocata a Carricante, con un microclima che permette una resa particolarmente ottimale per quest’uva autoctona: la vicinanza al mare porta maggiori precipitazioni rispetto ad altri versanti etnei, una maggiore ventilazione ed esposizione solare, oltre a sbalzi di temperatura più estremi che favoriscono le uve bianche.

    Le vigne terrazzate, di età variabile fino ai novant’anni e impiantate ad alberello con tradizionale supporto di castagno, presentano un’esposizione a oriente ed insistono su terreni sabbiosi, fortemente minerali e con densità d’impianto elevata (fino a novemila ceppi per ettaro). Vendemmiate tardi in stile etneo, quindi ad Ottobre inoltrato, le uve subiscono una lenta maturazione sulle fecce fini per due anni, per poi riposare un ulteriore anno in bottiglia.

    Vino sicuramente complesso il Pietra Marina, che prova l’enorme potenziale del Carricante etneo ad ergersi a grande bianco internazionale, con davanti un potenziale evolutivo eccezionale. Sole, vento, vulcano e mare sono gli elementi che plasmano le uve di Contrada Rinazzo e che influenzano fortemente il risultato finale, dove la mano esperta dei Benanti si fa sentire nelle pratiche di cantina.

    Acidità, sapidità e persistenza aromatica la fanno da padrone al sorso, mentre il naso s’inebria di sentori tipici come il fiore di zagara, la macchia mediterranea, il lentisco e le erbe aromatiche prima di arrivare al limone verdello e alla mela verde, con la mandorla in chiusura.

    E’ stata una grande annata la 2016, dal punto di vista climatico e quindi vegetativo, con uve in perfetta salute che hanno seguito le tempistiche pianificate in modo lineare e che ci consegna un vino equilibrato che ha già una forte personalità ma che è anche all’inizio di una lunga vita in bottiglia, dove ci si aspetta possa maturare in modo straordinario.

    AVAILABILITY: In stock

  • Pietra Marina è uno dei vini simbolo della rinascita enologica dell’Etna avviata ad inizio anni novanta e che vede oggi questa zona primeggiare a livello internazionale per la qualità dei propri vini, una delle prime prove concrete di valorizzazione estrema del Carricante come vitigno autoctono vulcanico proveniente dall’areale orientale che insiste nel comune di Milo.

    Un versante sicuramente particolare, in linea d’aria sotto la Valle del Bove, dove si sono stratificate diverse colate laviche anche molto antiche che nel tempo hanno favorito l’esplosione della natura, oggi molto rigogliosa.

    Raggiungere Milo dal Versante Nord di Linguaglossa significa attraversare agrumeti, vigneti, boschi dove la luce fatica a penetrare, prima che il paesaggio si apra ad una tavolozza di colori che dal verde della vegetazione spazia al marrone delle terre vulcaniche, al grigio dei terrazzamenti, al blu del Mar Ionio visibile volgendo lo sguardo verso oriente.

    Sita a ottocento metri d’altezza, Contrada Rinazzo (Milo) è una zona vocata a Carricante, con un microclima che permette una resa particolarmente ottimale per quest’uva autoctona: la vicinanza al mare porta maggiori precipitazioni rispetto ad altri versanti etnei, una maggiore ventilazione ed esposizione solare, oltre a sbalzi di temperatura più estremi che favoriscono le uve bianche.

    Le vigne terrazzate, di età variabile fino ai novant’anni e impiantate ad alberello con tradizionale supporto di castagno, presentano un’esposizione a oriente ed insistono su terreni sabbiosi, fortemente minerali e con densità d’impianto elevata (fino a novemila ceppi per ettaro). Vendemmiate tardi in stile etneo, quindi ad Ottobre inoltrato, le uve subiscono una lenta maturazione sulle fecce fini per due anni, per poi riposare un ulteriore anno in bottiglia.

    Vino sicuramente complesso il Pietra Marina, che prova l’enorme potenziale del Carricante etneo ad ergersi a grande bianco internazionale, con davanti un potenziale evolutivo eccezionale. Sole, vento, vulcano e mare sono gli elementi che plasmano le uve di Contrada Rinazzo e che influenzano fortemente il risultato finale, dove la mano esperta dei Benanti si fa sentire nelle pratiche di cantina.

    Acidità, sapidità e persistenza aromatica la fanno da padrone al sorso, mentre il naso s’inebria di sentori tipici come il fiore di zagara, la macchia mediterranea, il lentisco e le erbe aromatiche prima di arrivare al limone verdello e alla mela verde, con la mandorla in chiusura.

    E’ stata una grande annata la 2016, dal punto di vista climatico e quindi vegetativo, con uve in perfetta salute che hanno seguito le tempistiche pianificate in modo lineare e che ci consegna un vino equilibrato che ha già una forte personalità ma che è anche all’inizio di una lunga vita in bottiglia, dove ci si aspetta possa maturare in modo straordinario.

    AVAILABILITY: In stock

  • La prima creatura di Antonio Capaldo è Irpinia pura, un omaggio sentito da un grande professionista vinicolo che ha scelto un’uva complessa per l’esordio del progetto Tenute Capaldo: il Greco di Tufo.

    Il “rosso vestito di bianco”, espressione che ben introduce le peculiarità di quest’uva, coglie appieno l’essenza del territorio, senza compromessi ed anzi esalta al massimo i risultati ottenuti da Feudi di San Gregorio negli anni dello studio parcellare a monte del progetto di Tenute Capaldo.

    Goleto è un luogo magico da cui Antonio e sua moglie hanno preso inspirazione per il primo vino bianco del progetto, un luogo di meditazione e d’illuminazione: l’Abbazia di Goleto, risalente al XII secolo e fondata da San Guglielmo, è un simbolo dell’Irpinia. Sebbene fortemente danneggiata dal terremoto del 1980, rimane un luogo misterioso ed intriso di fascino, che trasuda secoli di storia e trasmette una bellezza senza tempo.

    Fonte d’ispirazione, il luogo si lega visceralmente alla città di Tufo da cui prende origine il Greco: le contrade Cicogna, Nassano e Laura che insistono presso la frazione di San Paolo accolgono i poco meno di tre ettari impiantati nel 1988 vicino a miniere sotterranee di zolfo.

    Il tempo è una variabile chiave per Goleto, le cui uve, raccolte entro la prima metà di Ottobre rigorosamente a mano e dopo un’attenta selezione, fermentano prima in acciaio per poi affinarsi in botte per un periodo piuttosto lungo prima del riposo in bottiglia. Un bianco che si prepara ad indossare il suo miglior vestito prima di mostrarsi al pubblico nella sua complessità, senza fretta ed anzi consapevole di poter migliorare giorno dopo giorno.

    Longevità e forza espressiva: ecco il Greco di Tufo di Antonio Capaldo, prodotto nel 2017 come prima annata in sole 5.994 bottiglie, un privilegio poterlo includere nella propria collezione ed aprirlo con calma anche tra tanti anni, o appagare subito i propri sensi con cotanta esclusività.

    AVAILABILITY: In stock

  • Una corretta educazione enologica dovrebbe introdurre alla complessità e alla biodiversità delle zone vinicole italiane, a maggior ragione se si tratta di Montalcino, una delle più importanti realtà a livello internazionale.

    Il concetto di zonazione, tanto caro ai francesi ma anche ai nostri piemontesi, etnei e non solo, ha caratterizzato la crescita enologica di Stella Viola di Campalto sin dagli inizi della sua fortunata esperienza alla guida dell’Azienda Agricola San Giuseppe, a sud-est di Montalcino.

    Terreni misti, diversi tra loro, composti di galestro, alberese e calcite, con un Sangiovese che si esprime in modo differente a seconda dell’impasto, dell’esposizione a Sud-Ovest e dell’altitudine variabile tra i 210 e 290 metri.

    Fatte le dovute premesse, il Brunello Riserva 2004, blend dei 9 vigneti (o cru) in cui sono divisi i sette ettari dell’azienda, è stato il battesimo di San Giuseppe, il primo brunello prodotto da Stella di Campalto; dunque riveste un’importanza storica e qualitativa di prim’ordine.

    Raccolta manuale delle uve, fermentazione alcolica in tini di legno e quindi la discesa nella sala di affinamento a 14 metri di profondità, dove le botti hanno fatto il proprio dovere per 34 lunghi mesi, prima dell’assemblaggio e del meritato riposo in bottiglia.

    Annata affettivamente importante la 2004, ma anche qualitativamente eccezionale, con quattro stagioni distinte ed un risultato finale che aspira alla perfezione.

    Winefully si onora di poter proporre in esclusiva alcune delle 5700 bottiglie prodotte nell’anno più importante per Stella di Campalto.

    AVAILABILITY: In stock

  • Sebbene Gianfranco Fino sia automaticamente (e giustamente) associato al Primitivo di Manduria, uvaggio autoctono che doma in modo sublime, l’astro nascente della viticoltura meridionale ha da tempo investito nella coltivazione di un’altra uva simbolo della Puglia e, nello specifico, nell’area che dopo Manduria diventa Salento: il Negroamaro.

    Uvaggio dalla storia affascinante, forse di origine greca (nome composto dal greco mavro unito al latino nigro) legato all’impenetrabilità del suo colore (nero nero) o forse pienamente autoctono ed anzi diffuso anche fuori dal territorio pugliese nei secoli passati ma oggi associato alla Puglia ed alla sua grandissima tradizione enologica.

    Jo è un omaggio al Mar Ionio, distante pochi chilometri dall’areale di San Pietro in Bevagna, dove sono piantati alberelli pugliesi di circa quarant’anni di età su terre rosse, ma anche uno dei tanti nomi dati a questo vitigno nel Salento, coltivato seguendo fedelmente la felice esperienza di Es con il massimo rispetto verso la materia prima e l’ambiente circostante, con pratiche in vigna per nulla invasive e nessun supporto alla maturazione dell’uva.

    Anche il Negroamaro subisce un lieve appassimento in pianta prima della vendemmia, prevista attorno alla metà di Settembre, e segue le rigide pratiche di cantina che hanno fatto già grandi altri vini di Gianfranco Fino.

    Jo è un vino intenso, diretto, concentrato ed ovviamente scuro: forti note di frutta rossa croccante si mischiano a spezie dolci e macchia mediterranea, mentre in bocca trionfano freschezza e morbidezza, il calore ed un eccellente bilanciamento dei tannini, particolarmente eleganti. La persistenza non si fa mancare ed il finale si dimentica con difficoltà.

    Jo è una grandissima interpretazione della Puglia e delle sue migliori tradizioni, prodotto in pochissime Magnum, ambasciatrici di un’annata andata ben oltre le aspettative qualitative come la 2017.

    AVAILABILITY: In stock

  • Un vino che già dall’etichetta ci trasmette sensazioni legate alla terra, alla materia, al caldo: Es Red è il vino di punta di Gianfranco Fino che in esso è riuscito a condensare l’anima più reale della viticoltura pugliese e, nello specifico, del suo vitigno più rappresentativo, il Primitivo di Manduria.

    Gianfranco ha le idee chiare da sempre, vuole creare grandi vini estraendo il massimo dal terroir e dalla tradizione enologica locale: per questo si impegna a lavorare esclusivamente l’alberello pugliese, di cui è alfiere e protettore anche a livello associativo, considerando soltanto vecchi impianti fino a novant’anni di età.

    Rese basse e pratiche in vigna particolarmente attente sono la base del lavoro di Gianfranco, che rinuncia volontariamente ad ogni supporto garantito dalla concimazione e dall’irrigazione, sebbene il clima giochi spesso a suo sfavore, con estati spesso torride.

    Un vignaiolo indipendente Gianfranco, spesso controcorrente come quando ha deciso di lasciare la DOC per protesta contro un capitolato troppo generoso e poco pretenzioso: lui invece vuole il meglio dalle sue uve: applica pratiche di cantina tipiche di grandi produttori e si convince, sotto la benedizione di Veronelli, di poter cambiare la viticoltura pugliese elevandola a palcoscenici internazionali.

    Annata, la 2015 caratterizzata dall’instabilità climatica nei mesi caldi, con sbalzi tra caldo torrido e forti precipitazioni che hanno messo a dura prova proprio la zona del tarantino, ma che non hanno pregiudicato la qualità finale delle uve, arrivate a vendemmia in uno stato ottimale.

    Es Red 2015 ci consegna la sintesi della caparbietà ed indubbia bravura di Gianfranco Fino: un vino intenso, corposo, decisamente complesso ed ampio, consistente e materico come ci si aspetta da un assolato Sud, ma senza eccessi. Si spazia dalla frutta rossa matura e in confettura a spezie dolci, tabacco, cuoio, note balsamiche e perfino eteree. Da grande artista è la gestione armonica della gradazione alcolica e dei tannini, fini e morbidi, prima di un finale molto persistente e minerale.

    AVAILABILITY: In stock

  • Ômina Romana dedica questa accurata selezione delle sue migliori uve Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon alla dea romana dell’agricoltura, che infondeva forza, fertilità e abbondanza al suolo. In questa cuvée la vitalità dei vigneti viene sapientemente incanalata e concentrata per ottenere un vino sontuoso e di grande personalità.

    Un blend composto da cabernet sauvignon e cabernet franc che vince per eleganza, complessità e struttura.

    Dal colore rosso rubino pieno con leggere sfumature granate.

    Portando al naso il calice il vino seduce per la grande intensità di profumi che si trasformano piano piano che il vino si apre. Complesso, articolato e criptico con sentori di frutti rossi, note floreali evolute come il pot-pourri che si legano a note balsamiche. Pepe nero, leggera cannella, note delicate di tabacco, sfumature di fava di cacao e in conclusione quelle note che ci ricordano che stiamo parlando di cabernet sauvignon e cabernet franc: fresche note vegetali, erbacee, di peperone verde che danno vigoria, spessore e grande bevibilità ad un vino che ha tutte le carte in regola per essere riconducibile ai grandi tagli bordolesi.

    Il palato è netto, chiaro, verticale e con una grande pulizia di bocca. Freschezza e sapidità vulcanica donano piacevolezza e un’immediata e chiara essenza del vino stesso. Non si perde in morbidezze costruite o in tannini repressi: è un vino che deve esprimersi per quello che è e quelle che sono le sue caratteristiche. Tiene e mantiene il palato vivo, quasi si prende gioco di noi nel continuare a stuzzicare quella voglia di scoperta e di sorso che non sempre queste tipologie di vini possiedono.

    La sapidità, prima accennata, è nera, legata direttamente alle terre vulcaniche dei castelli romani.

    I tannini sono ritti, ma levigati. Non raccontano mai di un frutto poco maturo, ma anzi colto nel momento giusto in un annata straordinaria. Di per sè la zona nella quale si trova l’azienda è un piccolo paradiso terrestre sia dal punto di vista climatico che naturalistico, in aggiunta l’annata 2015 è stata merevigliosa ed equilibrata.

    La persistenza contribuisce in maniera importante a questa esperienza goduriosa.

    Ciò che traghetta il prodotto all’eccellenza è l’armonia che si crea tra l’aspetto visivo, il bellissimo corredo di profumi e aromi e l’aspettativa che viene appagata degustandolo. Ricorda l’armonia che crea una grande orchestra attraverso la sua moltitudine di strumenti che suonano un’unica melodia.

    AVAILABILITY: In stock

  • Un nome che rimanda a epoche molto lontane, quando si disputava della proprietà terriera in quel di La Morra, frazione Cerequio, uno dei più prestigiosi cru della DOCG Barolo. Siamo in una zona splendida del Piemonte, dove un unico susseguirsi di vigne che beneficiano di esposizione, suolo e microclima particolarmente vocati, permettono la produzione di Barolo leggendari.

    Cru di prima categoria nella celebre Mappa del Barolo risalente al 1965 (oggi ripresa dalle Menzioni Geografiche Aggiuntive), Cerequio, la “Riviera delle Langhe”, è un’area di assoluto prestigio.

    Non vi è quindi da stupirsi di come Gaja abbia voluto investire in questa zona, con un vigneto di 6 ettari a circa 380 metri sul mare,  per produrre uno dei suoi vini più contesi (questa volta alla maniera moderna e non più con cappa e spada) e quindi difficili da ottenere, prima classificato come Langhe DOC ed oggi confluito nella blasonata Barolo DOP.

    Lo stile Gaja è noto ai più e si traduce in sapienti pratiche sia in vigna che in cantina. Un’attenta selezione manuale dei migliori grappoli precede una pressatura separata seguita dalla fermentazione malolattica in acciaio. Da qui l’assemblaggio e l’affinamento in due passaggi prima dell’imbottigliamento.

    L’annata 2015 è stata eccezionale, con un’ottima partenza ed una maturazione regolare che in degustazione conferma le premesse e si comporta da grande rosso piemontese.

    Rubino con forte tendenza al granato, presenta un naso ampio che spazia da frutta rossa e nera come la marasca, il ribes, le susine alla liquirizia, foglie di tè, tartufo bianco ed una nota mentolata. In bocca il corpo è pieno, i tannini molto fini e già ben integrati, mentre sorprende una grande freschezza e un finale minerale molto persistente.

    Sicuramente un must to have nella propria collezione vinicola e un vino parte integrante dell’eccellenza che anno dopo anno ci consegna Gaja.

    Che la Conteisa per conquistare un’ambita bottiglia abbia inizio!

    AVAILABILITY: In stock

  • Il Barbaresco di Gaja è uno dei vini italiani più prestigiosi, eleganti e conosciuti in tutto il mondo, testimone di uno stile unico ed inconfondibile, una vera icona del vino Piemontese e italiano.
    A testimonianza del suo prestigioso successo, basti ricordare che il Barbaresco Gaja del 1985 è stato definito da Wine Spectator come “il miglior Vino mai prodotto in Italia”.

    Intenso, morbido e vellutato, questo vino rosso nasce da uve Nebbiolo selezionate manualmente da 14 diversi vigneti collocati nei comuni di Barbaresco e di Treiso, una molteplicità di terroir che ritroviamo nelle innumerevoli sfaccettature gusto-olfattive che rendono questo Vino “il Barbaresco” per antonomasia.

    Ben 14 i vigneti coinvolti nel comune di Barbaresco, con un’altitudine che varia tra i 250 e i 330 metri sul mare, per una superficie totale di 21,4 ettari.
    L’affinamento prevede 1 anno in barrique, separatamente per ciascun uvaggio; successivamente, dopo l’assemblaggio, altrettanti 12 mesi in botti grandi, e per finire un altro anno in bottiglia prima di essere messo in commercio. Indiscutibilmente emozionante già da subito, si suggerisce – come buona regola per la maggior parte dei vini di Gaja – di lasciarlo riposare in cantina qualche anno per apprezzarne al meglio le grandi qualità che matureranno col tempo.
    Nel calice il Barbaresco di Gaja ha un colore granato intenso con riflessi aranciati, al naso l’impatto olfattivo è chiaro e determinato, con fragranze ben definite di frutti di bosco, mirtilli, ciliegia, ma anche note floreali di violette, ricordi speziati e minerali.
    Al sorso è armonioso ed elegante. La trama tannica è equilibrata e molto raffinata.

    AVAILABILITY: In stock

  • Nato da un esperimento soprendentemente riuscito e voluto da Angelo Gaja, Darmagi è un rosso piemontese decisamente atipico, quasi una provocazione: un Cabernet Sauvignon allevato in quel di Barbaresco. Premessa non facile, dunque, quelle di ambire a sopravvivere nella tana del lupo,  ma Darmagi lo fa egregiamente, sorprendendo a posteriori lo scettico Monsù Giovanni che nel 1978 sembrerebbe averlo battezzato con questa espressione dialettale (che peccato!) nel veder estirpare storiche vigne di Nebbiolo per impiantare il nobile bordolese.

    E invece lo sfrontato Cabernet Sauvignon, sicuramente ben plasmato dalle abili mani di Angelo Gaja, finisce per sorprendere con un equilibrio eccezionale, una grande armonia ed una piacevole ampiezza gustativa.

    Annata perfetta la 2016 rispetto alle successive dove si parla di sbilanciamento a favore dell’estrazione dalle bucce (2017) e dalla polpa (2018), mentre la 2016 le offre entrambe, con precisione.

    Rubino scuro concentrato e poco trasparente nel bicchiere, trasmette complessità già alla vista, regalando al degustatore un bouquet olfattivo composto da frutta rossa surmatura, spezie e note balsamiche, pellame e sottobosco, con accenni di goudron.

    Caldo in bocca, morbido e con un tannino forte ma non invadente: parte fortissimo per poi rientrare in un comportamento armonico, supportato da un finale prolungato.

    Un’esperienza che si incide nella memoria di chi vuol farsi sorprendere con un vino non convenzionale, seppur figlio di Angelo Gaja.

    AVAILABILITY: In stock

  • Elegante, raffinato e suadente, affascinante espressione di uno tra i più pregiati cru di Serralunga d’Alba: se state pensando ad un vino con queste caratteristiche, il pluripremiato Barolo Sperss di Angelo Gaja vi incanterà trasportandovi in una esperienza sensoriale difficilmente eguagliabile.

    Un’eccellenza frutto di instancabili cure e passione per il proprio lavoro, di una continua ricerca volta ad esprimere il meglio di quei vignetiMarenca e Rivette, che Monsù Giovanni per anni sognò di potersi comprare. Sperss indica infatti “nostalgia”, quella che papà Giovanni provò per una vita intera, finché nel 1988 Angelo Gaja trasformò il sogno in realtà acquistando quella vigna tanto anelata.

    Oggi lo Sperss è uno dei vini più celebri e rappresentativi dei grandi rossi delle Langhe. Le sue uve, coltivate su pregiate marne argillo-calcaree, conferiscono a questo vino profumi intensi e variegati, un’ottima struttura e longevità.
    Dopo la fermentazione in acciaio, è prevista una maturazione per circa 30 mesi in legno.
    Perfetto da bere subito, può comunque evolvere molto bene se tenuto a riposare in cantina.
    Nel calice si palesa la sua forte personalità: intenso colore rosso granato, profumi di sottobosco, delicati richiami floreali alla violetta ma anche all’humus, al cuoio e a dolci spezie.
    Tannini equilibrati introducono ad un gusto inizialmente complesso e strutturato, per poi lasciare spazio ad una persistente sensazione di morbida freschezza.

    AVAILABILITY: In stock

  • La Barbera è Giacomo Bologna e Giacomo Bologna è la Barbera, nel senso che deve la fortuna della bellissima azienda che ha creato a questo vigneto, portato alla massima espressione proprio dal Bricco dell’Uccellone.

    Storia singolare quella dell’Uccellone, soprannome dispregiativo dato a una donna che abitava su una collina vitata di proprietà a Rocchetta Tanaro e contraddistinta da un naso a becco d’uccello ed un vestiario scuro, monotono, per lo più nero: il soprannome si diffuse in paese e Giacomo Bologna, che in quanto a simpatia e scherzosità non era secondo a nessuno, trasse ispirazione nel lontano 1982 per la sua prima Barbera riserva affinata in barrique, la prima di una lunga serie fortunata che ha cambiato il destino di questo uvaggio a livello sia nazionale che oltre confine.

    Terreni a medio impasto tra sabbia ed argilla da cui si ottengono vini dallo spettro aromatico e gustativo intenso: è il terroir di Rocchetta Tanaro, nell’astigiano, dove insistono i vigneti di Braida a 160 metri di altezza ed esposizione Sud/Sud-Ovest.

    Rivoluzionaria l’intuizione di Giacomo Bologna legata all’uso della barrique per affinare la Barbera, esperimento mai effettuato in precedenza che ha cambiato completamente la resa di tale vitigno esaltandone il potenziale da invecchiamento.

    Certo, è sempre e comunque una Barbera e come tale dev’essere apprezzata: un vino conviviale, generoso, affabile ed affidabile, ma che sa esprimersi in modo ampio e complesso al degustatore più esigente, proponendo uno spettro variegato di sentori che spaziano dalla piccola frutta rossa alle spezie dolci, al sottobosco, a note balsamiche. Potrebbe ricordare vini piemontesi blasonati per un comportamento per certi versi austero e raffinato, di gran classe, ma ci piace pensare che, sotto sotto, vi sia comunque quella Barbera “monella” da cui tutto ebbe inizio.

    L’annata 2017 è stata caratterizzata da temperature molto elevate nel periodo estivo cha hanno seguito un meteo instabile in primavera, con gelate verso fine Aprile.

    Rese ridotte ma qualità molto elevata, il millesimo 2017 è sicuramente da collezione, soprattutto se in grandi formati come Magnum o Doppio Magnum.

    AVAILABILITY: In stock

  • La Barbera è Giacomo Bologna e Giacomo Bologna è la Barbera, nel senso che deve la fortuna della bellissima azienda che ha creato a questo vigneto, portato alla massima espressione dalla sua interpretazione come riserva e non come vino pronto.

    Come per la prima e famosissima riserva, il Bricco dell’Uccellone, anche questa etichette gode di una sua storia particolare che la vuole dedicata ad una donna, di tradizionali e religiosi costumi, che abitava nei pressi degli appezzamenti di Barbera a Rocchetta Tanaro: la dedica non fu però diretta, bensì successiva a certe rimostranze provenienti da Roma, recapitate a Giacomo Bologna a causa dell’imbarazzo che il Bricco dell’Uccellone generava ad alti prelati, particolarmente appassionati di questo eccellente vino. Da qui la scherzosa reazione, nel miglior stile Braida, la variazione nelle pratiche di cantina per differenziare questa riserva ed il nuovo nome con accezione decisamente distante dalla precedente.

    Terreni a medio impasto tra sabbia ed argilla da cui si ottengono vini dallo spettro aromatico e gustativo intenso: è il terroir di Rocchetta Tanaro, nell’astigiano, dove insistono i vigneti di Braida a 160 metri di altezza ed esposizione Sud/Sud-Ovest.

    Rivoluzionaria l’intuizione di Giacomo Bologna legata all’uso della barrique per affinare la Barbera, esperimento mai effettuato in precedenza che ha cambiato completamente la resa di tale vitigno esaltandone il potenziale da invecchiamento.

    Certo, è sempre e comunque una Barbera e come tale dev’essere apprezzata: un vino conviviale, generoso, affabile ed affidabile, ma che sa esprimersi in modo ampio e complesso al degustatore più esigente, proponendo uno spettro variegato di sentori che spaziano dalla frutta rossa e viola croccante alle spezie dolci, a note torrefatte e legnose. Potrebbe ricordare altri vini piemontesi e non per un comportamento forte, sicuro di sé, serio ed energico, ma facciamo fatica a non pensare che, sotto sotto, vi sia comunque quella Barbera di anima “monella” da cui tutto ebbe inizio.

    Annata, la 2017, caratterizzata da temperature molto elevate nel periodo estivo che hanno seguito un meteo instabile in primavera, con gelate verso fine Aprile.

    Rese ridotte ma qualità molto elevata, il millesimo 2017 è sicuramente da collezione, soprattutto se in formati grandi come la Magnum.

    AVAILABILITY: In stock

  • La Barbera è Giacomo Bologna e Giacomo Bologna è la Barbera, nel senso che deve la fortuna della bellissima azienda che ha creato a questo vigneto, portato alla massima espressione proprio dal Bricco dell’Uccellone.

    Storia singolare quella dell’Uccellone, soprannome dispregiativo dato a una donna che abitava su una collina vitata di proprietà a Rocchetta Tanaro e contraddistinta da un naso a becco d’uccello ed un vestiario scuro, monotono, per lo più nero: il soprannome si diffuse in paese e Giacomo Bologna, che in quanto a simpatia e scherzosità non era secondo a nessuno, trasse ispirazione nel lontano 1982 per la sua prima Barbera riserva affinata in barrique, la prima di una lunga serie fortunata che ha cambiato il destino di questo uvaggio a livello sia nazionale che oltre confine.

    Terreni a medio impasto tra sabbia ed argilla da cui si ottengono vini dallo spettro aromatico e gustativo intenso: è il terroir di Rocchetta Tanaro, nell’astigiano, dove insistono i vigneti di Braida a 160 metri di altezza ed esposizione Sud/Sud-Ovest.

    Rivoluzionaria l’intuizione di Giacomo Bologna legata all’uso della barrique per affinare la Barbera, esperimento mai effettuato in precedenza che ha cambiato completamente la resa di tale vitigno esaltandone il potenziale da invecchiamento.

    Certo, è sempre e comunque una Barbera e come tale dev’essere apprezzata: un vino conviviale, generoso, affabile ed affidabile, ma che sa esprimersi in modo ampio e complesso al degustatore più esigente, proponendo uno spettro variegato di sentori che spaziano dalla piccola frutta rossa alle spezie dolci, al sottobosco, a note balsamiche. Potrebbe ricordare vini piemontesi blasonati per un comportamento per certi versi austero e raffinato, di gran classe, ma ci piace pensare che, sotto sotto, vi sia comunque quella Barbera “monella” da cui tutto ebbe inizio.

    L’annata 2017 è stata caratterizzata da temperature molto elevate nel periodo estivo cha hanno seguito un meteo instabile in primavera, con gelate verso fine Aprile.

    Rese ridotte ma qualità molto elevata, il millesimo 2017 è sicuramente da collezione, soprattutto se in grandi formati come Magnum o Doppio Magnum.

    AVAILABILITY: In stock

  • La Barbera è Giacomo Bologna e Giacomo Bologna è la Barbera, nel senso che deve la fortuna della bellissima azienda che ha creato a questo vigneto, portato alla massima espressione dalla sua interpretazione come riserva e non come vino pronto.

    Come per i due Bricchi, anche la Riserva Ai Suma ha una storia singolare alle spalle, fatta di una volontà sorta nel 1989, quindi qualche anno dopo l’uscita di entrambi i Bricchi, di sperimentare una raccolta tardiva della Barbera appartenente ai vigneti di Rocchetta Tanaro: anche questa decisione fu a suo tempo criticata e osteggiata, ma non era la prima volta che Giacomo Bologna portava avanti idee rivoluzionarie e di rottura senza fermarsi alla prima critica o difficoltà. Da qui l’idea divenne azione, fu tradotta in vino e benedetta con le parole “Ai Suma” (ci siamo), prevedendone la produzione soltanto nelle annate qualitativamente eccezionali.

    Terreni a medio impasto tra sabbia ed argilla da cui si ottengono vini dallo spettro aromatico e gustativo intenso: è il terroir di Rocchetta Tanaro, nell’astigiano, dove insistono i vigneti di Braida a 160 metri di altezza ed esposizione Sud/Sud-Ovest.

    Rivoluzionaria l’intuizione di Giacomo Bologna legata all’uso della barrique per affinare la Barbera, esperimento mai effettuato in precedenza e che ha cambiato completamente la resa di tale vitigno, esaltandone il potenziale da invecchiamento.

    Certo, è sempre e comunque una Barbera e come tale dev’essere apprezzata: un vino conviviale, generoso, affabile ed affidabile, ma che sa esprimersi in modo ampio e complesso al degustatore più esigente, proponendo uno spettro variegato di sentori che spaziano dai frutti di bosco alle spezie dolci ed amare, al cacao. Potrebbe ricordare altri vini piemontesi e non per un comportamento tenace, orgoglioso, vincente, ma facciamo fatica a non pensare che, sotto sotto, vi sia comunque quella Barbera di anima “monella” da cui tutto ebbe inizio.

    Annata, la 2017, caratterizzata da temperature molto elevate nel periodo estivo che hanno seguito un meteo instabile in primavera, con gelate verso fine Aprile.

    Rese ridotte ma qualità molto elevata, il millesimo 2017 è sicuramente da collezione, soprattutto se in formati grandi come la Magnum.

    AVAILABILITY: In stock

  • Parlare di Lorenzo Accomasso è come avvicinarsi con grande timore reverenziale al gotha della viticoltura italiana, quella delle tradizioni forti, dell’attaccamento morboso (in positivo) alla propria terra e vigna, quella del “va bene così e non si cambia” e del “prima in vino, poi il mercato”, un sangue autoctono difficile da trovare in giro se non nel microcosmo di La Morra.

    Quante volte il Cavaliere ha respinto persone, curiosi ed interessati, che a pelle non sembrava rispettassero il suo mondo, la sua vita, la sua terra fatta di tre preziosissimi ettari sui quali il Nebbiolo si esprime su livelli perfetti.

    Vini veri quelli di Accomasso, che rispecchiano la tradizione di La Morra ma che parlano anche una lingua sempre attuale, mai vetusti o appesantiti.

    D’altronde il Cavaliere ci ha sempre visto lungo ed abituato a pratiche in vigna inusuali, come la potatura corta a scapito della produzione in quantità, mentre in cantina si sono sempre seguiti i dettami familiari e la strada tracciata dal padre Giovanni (lunghe macerazioni ed affinamenti in botte grande).

    Un vigneto speciale quello di questo Barolo: è un cru nel cru il Vigneto Rocchette, parte delle Rocche dell’Annunziata, che insiste su terreni mediamente argillosi con esposizione prevalente a meridione, che confina con altri possedimenti che fanno grandissimo il Barolo di queste parti.

    E’ un vino elegante, raffinato, generoso, ancora giovane considerato il suo grandissimo potenziale evolutivo e la necessità di far stabilizzare un tannino vigoroso ma comunque già piacevole. L’ampiezza sia al naso ed al gusto inebria il degustatore, la chiusura lunga e balsamica lo riempie e rende felice.

    Non è dato sapere di quest’annata quante bottiglie siano state prodotte, anche se sappiamo che i numeri sono stati più contenuti rispetto alle annate precedenti: come la regola per tutti i vini di questo straordinario produttore, è sempre difficile trovarli, da qui un’opportunità per degustatori, appassionati e collezionisti da non farsi sfuggire.

    AVAILABILITY: In stock

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