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Barolo Sperss 2016

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  • Un nome che rimanda a epoche molto lontane, quando si disputava della proprietà terriera in quel di La Morra, frazione Cerequio, uno dei più prestigiosi cru della DOCG Barolo. Siamo in una zona splendida del Piemonte, dove uno unico susseguirsi di vigne che beneficiano di esposizione, suolo e microclima particolarmente vocati permettono la produzione di Barolo leggendari.

    Cru di prima categoria nella celebre Mappa del Barolo risalente al 1965 (oggi ripresa dalle Menzioni Geografiche Aggiuntive), Cerequio, la “Riviera delle Langhe”, è un’area di assoluto prestigio.

    Non vi è quindi da stupirsi di come Gaja abbia voluto investire in questa zona per produrre uno dei suoi vini più contesi (questa volta alla maniera moderna e non più con cappa e spada) e quindi difficili da ottenere, prima classificato come Langhe DOC ed oggi confluito nella blasonata Barolo DOCG.

    Lo stile Gaja è noto ai più e si traduce in sapienti pratiche sia in vigna che in cantina. Un’attenta selezione manuale dei migliori grappoli precede una pressatura separata seguita dalla fermentazione malolattica in acciaio. Da qui l’assemblaggio e l’affinamento in due passaggi prima dell’imbottigliamento.

    L’annata 2015 è stata eccezionale, con un’ottima partenza ed una maturazione regolare che in degustazione conferma le premesse e si comporta da grande rosso piemontese.

    Rubino con forte tendenza al granato, presenta un naso ampio che spazia da frutta rossa e nera come la marasca, il ribes, le susine alla liquirizia, foglie di tè, tartufo bianco ed una nota mentolata. In bocca il corpo è pieno, i tannini molto fini e già ben integrati, mentre sorprende una grande freschezza e un finale minerale molto persistente.

    Sicuramente un must to have nella propria collezione vinicola e un vino parte integrante dell’eccellenza che anno dopo anno ci consegna Gaja.

    Che la Conteisa per conquistare un’ambita bottiglia abbia inizio!

    AVAILABILITY: In stock

  • Il Barbaresco di Gaja è uno dei vini italiani più prestigiosi, eleganti e conosciuti in tutto il mondo, testimone di uno stile unico ed inconfondibile, una vera icona del vino Piemontese e italiano.
    A testimonianza del suo prestigioso successo, basti ricordare che il Barbaresco Gaja del 1985 è stato definito da Wine Spectator come “il miglior Vino mai prodotto in Italia”.

    Intenso, morbido e vellutato, questo vino rosso nasce da uve Nebbiolo selezionate manualmente da 14 diversi vigneti collocati nei comuni di Barbaresco e di Treiso, una molteplicità di terroir che ritroviamo nelle innumerevoli sfaccettature gusto-olfattive che rendono questo Vino “il Barbaresco” per antonomasia.
    L’affinamento prevede 12 mesi prima in barrique ed altrettanti in botti grandi, e per finire un altro anno in bottiglia prima di essere messo in commercio. Indiscutibilmente emozionante già da subito, si suggerisce – come buona regola per la maggior parte dei vini di Gaja – di lasciarlo riposare in cantina qualche anno per apprezzarne al meglio le grandi qualità che matureranno col tempo.
    Nel calice il Barbaresco di Gaja ha un colore granato intenso con riflessi aranciati, al naso l’impatto olfattivo è chiaro e determinato, con fragranze ben definite di frutti di bosco, mirtilli, ciliegia, ma anche note floreali di violette, ricordi speziati e minerali.
    Al sorso è armonioso ed elegante. La trama tannica è equilibrata e molto raffinata.

    AVAILABILITY: In stock

  • Nato da un esperimento voluto da Angelo Gaja e ben riuscito, Darmagi è un rosso atipico in quanto a base di Cabernet Sauvignon in quel di Barbaresco, come sopravvivere nella tana del lupo (con il lupo in casa!). E in realtà il nostro vino sopravvive e lo fa egregiamente, sorprendendo a posteriori lo scettico Monsù Giovanni che nel 1978 sembrerebbe averlo battezzato con questa espressione dialettale (che peccato!) nel veder estirpare 25 ettari di storiche vigne di Nebbiolo per impiantare il nobile bordolese.

    Un vino che non ci si aspetta e che ha fatto discutere, perché quasi una provocazione nella landa dove il Nebbiolo regna incontrastato ed è al massimo supportato da altrettanto nobili autoctoni come la Barbera ed il Dolcetto.

    E invece lo sfrontato Cabernet Sauvignon, sicuramente ben plasmato dalle abili mani di Angelo Gaja, finisce per sorprendere con un equilibrio eccezionale, una grande armonia ed una piacevole ampiezza gustativa.

    Annata perfetta la 2016 rispetto alle successive dove si parla di sbilanciamento a favore dell’estrazione dalle bucce (2017) e dalla polpa (2018), mentre la 2016 le offre entrambe, con precisione.

    Rubino scuro concentrato e poco trasparente nel bicchiere, trasmette complessità già alla vista, regalando al degustatore un bouquet olfattivo composto da frutta rossa surmatura, spezie e note balsamiche, pellame e sottobosco, con accenni di goudron.

    Caldo in bocca, morbido e con un tannino forte ma non invadente: parte fortissimo per poi rientrare in un comportamento armonico supportato da un finale prolungato.

    Un’esperienza che si incide nella memoria di chi vuol farsi sorprendere con un vino non convenzionale, seppur figlio di Angelo Gaja.

    AVAILABILITY: In stock

  • Sold Out

    Elegante, raffinato e suadente, affascinante espressione di uno tra i più pregiati cru di Serralunga d’Alba: se state pensando ad un vino con queste caratteristiche, il pluripremiato Barolo Sperss di Angelo Gaja vi incanterà trasportandovi in una esperienza sensoriale difficilmente eguagliabile.

    Un’eccellenza frutto di instancabili cure e passione per il proprio lavoro, di una continua ricerca volta ad esprimere il meglio di quei vignetiMarenca e Rivette, che Monsù Giovanni per anni sognò di potersi comprare. Sperss indica infatti “nostalgia”, quella che papà Giovanni provò per una vita intera, finché nel 1988 Angelo Gaja trasformò il sogno in realtà acquistando quella vigna tanto anelata.

    Oggi lo Sperss è uno dei vini più celebri e rappresentativi dei grandi rossi delle Langhe. Le sue uve, coltivate su pregiate marne argillo-calcaree, conferiscono a questo vino profumi intensi e variegati, un’ottima struttura e longevità.
    Dopo la fermentazione in acciaio, è prevista una maturazione per 12 mesi in barrique e per altri 12 mesi in grandi botti di rovere.
    Perfetto da bere subito, può comunque evolvere molto bene se tenuto a riposare in cantina.
    Nel calice si palesa la sua forte personalità: intenso colore rosso granato, profumi di sottobosco, delicati richiami floreali alla violetta ma anche all’humus, al cuoio e a dolci spezie.
    Tannini equilibrati introducono ad un gusto inizialmente complesso e strutturato, per poi lasciare spazio ad una persistente sensazione di morbida freschezza.

    AVAILABILITY: Out of stock

  • La Barbera è Giacomo Bologna e Giacomo Bologna è la Barbera, nel senso che deve la fortuna della bellissima azienda che ha creato a questo vigneto, portato alla massima espressione proprio dal Bricco dell’Uccellone.

    Storia singolare quella dell’Uccellone, soprannome dispregiativo dato a una donna che abitava su una collina vitata di proprietà a Rocchetta Tanaro e contraddistinta da un naso a becco d’uccello ed un vestiario scuro, monotono, per lo più nero: il soprannome si diffuse in paese e Giacomo Bologna, che in quanto a simpatia e scherzosità non era secondo a nessuno, trasse ispirazione nel lontano 1982 per la sua prima Barbera riserva affinata in barrique, la prima di una lunga serie fortunata che ha cambiato il destino di questo uvaggio a livello sia nazionale che oltre confine.

    Terreni a medio impasto tra sabbia ed argilla da cui si ottengono vini dallo spettro aromatico e gustativo intenso: è il terroir di Rocchetta Tanaro, nell’astigiano, dove insistono i vigneti di Braida a 160 metri di altezza ed esposizione Sud/Sud-Ovest.

    Rivoluzionaria l’intuizione di Giacomo Bologna legata all’uso della barrique per affinare la Barbera, esperimento mai effettuato in precedenza che ha cambiato completamente la resa di tale vitigno esaltandone il potenziale da invecchiamento.

    Certo, è sempre e comunque una Barbera e come tale dev’essere apprezzata: un vino conviviale, generoso, affabile ed affidabile, ma che sa esprimersi in modo ampio e complesso al degustatore più esigente, proponendo uno spettro variegato di sentori che spaziano dalla piccola frutta rossa alle spezie dolci, al sottobosco, a note balsamiche. Potrebbe ricordare vini piemontesi blasonati per un comportamento per certi versi austero e raffinato, di gran classe, ma ci piace pensare che, sotto sotto, vi sia comunque quella Barbera “monella” da cui tutto ebbe inizio.

    L’annata 2017 è stata caratterizzata da temperature molto elevate nel periodo estivo cha hanno seguito un meteo instabile in primavera, con gelate verso fine Aprile.

    Rese ridotte ma qualità molto elevata, il millesimo 2017 è sicuramente da collezione, soprattutto se in grandi formati come Magnum o Doppio Magnum.

    AVAILABILITY: In stock

  • La Barbera è Giacomo Bologna e Giacomo Bologna è la Barbera, nel senso che deve la fortuna della bellissima azienda che ha creato a questo vigneto, portato alla massima espressione dalla sua interpretazione come riserva e non come vino pronto.

    Come per la prima e famosissima riserva, il Bricco dell’Uccellone, anche questa etichette gode di una sua storia particolare che la vuole dedicata ad una donna, di tradizionali e religiosi costumi, che abitava nei pressi degli appezzamenti di Barbera a Rocchetta Tanaro: la dedica non fu però diretta, bensì successiva a certe rimostranze provenienti da Roma, recapitate a Giacomo Bologna a causa dell’imbarazzo che il Bricco dell’Uccellone generava ad alti prelati, particolarmente appassionati di questo eccellente vino. Da qui la scherzosa reazione, nel miglior stile Braida, la variazione nelle pratiche di cantina per differenziare questa riserva ed il nuovo nome con accezione decisamente distante dalla precedente.

    Terreni a medio impasto tra sabbia ed argilla da cui si ottengono vini dallo spettro aromatico e gustativo intenso: è il terroir di Rocchetta Tanaro, nell’astigiano, dove insistono i vigneti di Braida a 160 metri di altezza ed esposizione Sud/Sud-Ovest.

    Rivoluzionaria l’intuizione di Giacomo Bologna legata all’uso della barrique per affinare la Barbera, esperimento mai effettuato in precedenza che ha cambiato completamente la resa di tale vitigno esaltandone il potenziale da invecchiamento.

    Certo, è sempre e comunque una Barbera e come tale dev’essere apprezzata: un vino conviviale, generoso, affabile ed affidabile, ma che sa esprimersi in modo ampio e complesso al degustatore più esigente, proponendo uno spettro variegato di sentori che spaziano dalla frutta rossa e viola croccante alle spezie dolci, a note torrefatte e legnose. Potrebbe ricordare altri vini piemontesi e non per un comportamento forte, sicuro di sé, serio ed energico, ma facciamo fatica a non pensare che, sotto sotto, vi sia comunque quella Barbera di anima “monella” da cui tutto ebbe inizio.

    Annata, la 2017, caratterizzata da temperature molto elevate nel periodo estivo che hanno seguito un meteo instabile in primavera, con gelate verso fine Aprile.

    Rese ridotte ma qualità molto elevata, il millesimo 2017 è sicuramente da collezione, soprattutto se in formati grandi come la Magnum.

    AVAILABILITY: In stock

  • La Barbera è Giacomo Bologna e Giacomo Bologna è la Barbera, nel senso che deve la fortuna della bellissima azienda che ha creato a questo vigneto, portato alla massima espressione proprio dal Bricco dell’Uccellone.

    Storia singolare quella dell’Uccellone, soprannome dispregiativo dato a una donna che abitava su una collina vitata di proprietà a Rocchetta Tanaro e contraddistinta da un naso a becco d’uccello ed un vestiario scuro, monotono, per lo più nero: il soprannome si diffuse in paese e Giacomo Bologna, che in quanto a simpatia e scherzosità non era secondo a nessuno, trasse ispirazione nel lontano 1982 per la sua prima Barbera riserva affinata in barrique, la prima di una lunga serie fortunata che ha cambiato il destino di questo uvaggio a livello sia nazionale che oltre confine.

    Terreni a medio impasto tra sabbia ed argilla da cui si ottengono vini dallo spettro aromatico e gustativo intenso: è il terroir di Rocchetta Tanaro, nell’astigiano, dove insistono i vigneti di Braida a 160 metri di altezza ed esposizione Sud/Sud-Ovest.

    Rivoluzionaria l’intuizione di Giacomo Bologna legata all’uso della barrique per affinare la Barbera, esperimento mai effettuato in precedenza che ha cambiato completamente la resa di tale vitigno esaltandone il potenziale da invecchiamento.

    Certo, è sempre e comunque una Barbera e come tale dev’essere apprezzata: un vino conviviale, generoso, affabile ed affidabile, ma che sa esprimersi in modo ampio e complesso al degustatore più esigente, proponendo uno spettro variegato di sentori che spaziano dalla piccola frutta rossa alle spezie dolci, al sottobosco, a note balsamiche. Potrebbe ricordare vini piemontesi blasonati per un comportamento per certi versi austero e raffinato, di gran classe, ma ci piace pensare che, sotto sotto, vi sia comunque quella Barbera “monella” da cui tutto ebbe inizio.

    L’annata 2017 è stata caratterizzata da temperature molto elevate nel periodo estivo cha hanno seguito un meteo instabile in primavera, con gelate verso fine Aprile.

    Rese ridotte ma qualità molto elevata, il millesimo 2017 è sicuramente da collezione, soprattutto se in grandi formati come Magnum o Doppio Magnum.

    AVAILABILITY: In stock

  • La Barbera è Giacomo Bologna e Giacomo Bologna è la Barbera, nel senso che deve la fortuna della bellissima azienda che ha creato a questo vigneto, portato alla massima espressione dalla sua interpretazione come riserva e non come vino pronto.

    Come per i due Bricchi, anche la Riserva Ai Suma ha una storia singolare alle spalle, fatta di una volontà sorta nel 1989, quindi qualche anno dopo l’uscita di entrambi i Bricchi, di sperimentare una raccolta tardiva della Barbera appartenente ai vigneti di Rocchetta Tanaro: anche questa decisione fu a suo tempo criticata e osteggiata, ma non era la prima volta che Giacomo Bologna portava avanti idee rivoluzionarie e di rottura senza fermarsi alla prima critica o difficoltà. Da qui l’idea divenne azione, fu tradotta in vino e benedetta con le parole “Ai Suma” (ci siamo), prevedendone la produzione soltanto nelle annate qualitativamente eccezionali.

    Terreni a medio impasto tra sabbia ed argilla da cui si ottengono vini dallo spettro aromatico e gustativo intenso: è il terroir di Rocchetta Tanaro, nell’astigiano, dove insistono i vigneti di Braida a 160 metri di altezza ed esposizione Sud/Sud-Ovest.

    Rivoluzionaria l’intuizione di Giacomo Bologna legata all’uso della barrique per affinare la Barbera, esperimento mai effettuato in precedenza e che ha cambiato completamente la resa di tale vitigno, esaltandone il potenziale da invecchiamento.

    Certo, è sempre e comunque una Barbera e come tale dev’essere apprezzata: un vino conviviale, generoso, affabile ed affidabile, ma che sa esprimersi in modo ampio e complesso al degustatore più esigente, proponendo uno spettro variegato di sentori che spaziano dai frutti di bosco alle spezie dolci ed amare, al cacao. Potrebbe ricordare altri vini piemontesi e non per un comportamento tenace, orgoglioso, vincente, ma facciamo fatica a non pensare che, sotto sotto, vi sia comunque quella Barbera di anima “monella” da cui tutto ebbe inizio.

    Annata, la 2017, caratterizzata da temperature molto elevate nel periodo estivo che hanno seguito un meteo instabile in primavera, con gelate verso fine Aprile.

    Rese ridotte ma qualità molto elevata, il millesimo 2017 è sicuramente da collezione, soprattutto se in formati grandi come la Magnum.

    AVAILABILITY: In stock

  • Parlare di Lorenzo Accomasso è come avvicinarsi con grande timore reverenziale al gotha della viticoltura italiana, quella delle tradizioni forti, dell’attaccamento morboso (in positivo) alla propria terra e vigna, quella del “va bene così e non si cambia” e del “prima in vino, poi il mercato”, un sangue autoctono difficile da trovare in giro se non nel microcosmo di La Morra.

    Quante volte il Cavaliere ha respinto persone, curiosi ed interessati, che a pelle non sembrava rispettassero il suo mondo, la sua vita, la sua terra fatta di tre preziosissimi ettari sui quali il Nebbiolo si esprime su livelli perfetti.

    Vini veri quelli di Accomasso, che rispecchiano la tradizione di La Morra ma che parlano anche una lingua sempre attuale, mai vetusti o appesantiti.

    D’altronde il Cavaliere ci ha sempre visto lungo ed abituato a pratiche in vigna inusuali, come la potatura corta a scapito della produzione in quantità, mentre in cantina si sono sempre seguiti i dettami familiari e la strada tracciata dal padre Giovanni (lunghe macerazioni ed affinamenti in botte grande).

    Un vigneto speciale quello di questo Barolo: è un cru nel cru il Vigneto Rocchette, parte delle Rocche dell’Annunziata, che insiste su terreni mediamente argillosi con esposizione prevalente a meridione, che confina con altri possedimenti che fanno grandissimo il Barolo di queste parti.

    E’ un vino elegante, raffinato, generoso, ancora giovane considerato il suo grandissimo potenziale evolutivo e la necessità di far stabilizzare un tannino vigoroso ma comunque già piacevole. L’ampiezza sia al naso ed al gusto inebria il degustatore, la chiusura lunga e balsamica lo riempie e rende felice.

    Non è dato sapere di quest’annata quante bottiglie siano state prodotte, anche se sappiamo che i numeri sono stati più contenuti rispetto alle annate precedenti: come la regola per tutti i vini di questo straordinario produttore, è sempre difficile trovarli, da qui un’opportunità per degustatori, appassionati e collezionisti da non farsi sfuggire.

    AVAILABILITY: In stock

  • Parlare di Lorenzo Accomasso è come avvicinarsi con grande timore reverenziale al gotha della viticoltura italiana, quella delle tradizioni forti, dell’attaccamento morboso (in positivo) alla propria terra e vigna, quella del “va bene così e non si cambia” e del “prima in vino, poi il mercato”, un sangue autoctono difficile da trovare in giro se non nel microcosmo di La Morra.

    Quante volte il Cavaliere ha respinto persone, curiosi ed interessati, che a pelle non sembrava rispettassero il suo mondo, la sua vita, la sua terra fatta di tre preziosissimi ettari sui quali il Nebbiolo si esprime su livelli perfetti.

    Vini veri quelli di Accomasso, che rispecchiano la tradizione di La Morra ma che parlano anche una lingua sempre attuale, mai vetusti o appesantiti.

    D’altronde il Cavaliere ci ha sempre visto lungo ed abituato a pratiche in vigna inusuali, come la potatura corta a scapito della produzione in quantità, mentre in cantina si sono sempre seguiti i dettami familiari e la strada tracciata dal padre Giovanni (lunghe macerazioni ed affinamenti in botte grande).

    Un vigneto speciale quello di questa riserva, un cru nel cru il Vigneto Rocchette, parte delle Rocche dell’Annunziata, che insiste su terreni mediamente argillosi con esposizione prevalente a meridione, che confina con altri possedimenti che fanno grandissimo il Barolo di queste parti.

    E’ un vino elegante, raffinato, generoso ed ancora giovane considerato il suo grandissimo potenziale evolutivo e ad un tannino presente ma fresco. L’ampiezza sia al naso ed al gusto inebria il degustatore, la chiusura lunga e balsamica lo riempie e rende felice.

    La memoria, intesa come la capacità dell’anima di recuperare “quelle affezioni che un tempo ha provato insieme col corpo”, contribuisce a nobilitare l’importanza dell’annata 2011, non tanto (e solo) per la qualità della materia prima quanto per ricordare e celebrare l’importanza della famiglia: romantica quindi la dedica ai genitori per aver ”trasmesso l’amore e la passione per la Vigna” in occasione della sessantesima vendemmia 2018.

    AVAILABILITY: In stock

  • Parlare di Lorenzo Accomasso è come avvicinarsi con grande timore reverenziale al gotha della viticoltura italiana, quella delle tradizioni forti, dell’attaccamento morboso (in positivo) alla propria terra e vigna, quella del “va bene così e non si cambia” e del “prima in vino, poi il mercato”, un sangue autoctono difficile da trovare in giro se non nel microcosmo di La Morra.

    Quante volte il Cavaliere ha respinto persone, curiosi ed interessati, che a pelle non sembrava rispettassero il suo mondo, la sua vita, la sua terra fatta di tre preziosissimi ettari sui quali il Nebbiolo si esprime su livelli perfetti.

    Vini veri quelli di Accomasso, che rispecchiano la tradizione di La Morra ma che parlano anche una lingua sempre attuale, mai vetusti o appesantiti.

    D’altronde il Cavaliere ci ha sempre visto lungo ed abituato a pratiche in vigna inusuali, come la potatura corta a scapito della produzione in quantità, mentre in cantina si sono sempre seguiti i dettami familiari e la strada tracciata dal padre Giovanni (lunghe macerazioni ed affinamenti in botte grande).

    Una riserva chiamata Annunziata che si basa sulla produzione del tradizionale possedimento di Accomasso, il cru Rocche dell’Annunziata, che insiste su terreni mediamente argillosi con esposizione prevalente a meridione, che confina con altre parcelle che fanno grandissimo il Barolo di queste parti.

    E’ un vino elegante, raffinato, generoso ed ancora giovane considerato il suo grandissimo potenziale evolutivo e ad un tannino presente ma fresco. L’ampiezza sia al naso ed al gusto inebria il degustatore, la chiusura lunga e balsamica lo riempie e rende felice.

    Non è dato sapere di quest’annata quante bottiglie siano state prodotte, sappiamo solo che è difficile, ma anche onorevole, trovare i vini del Cav. Lorenzo Accomasso, da qui un’opportunità per degustatori, appassionati e collezionisti da non farsi sfuggire.

    AVAILABILITY: In stock

  • Parlare di Lorenzo Accomasso è come avvicinarsi con grande timore reverenziale al gotha della viticoltura italiana, quella delle tradizioni forti, dell’attaccamento morboso (in positivo) alla propria terra e vigna, quella del “va bene così e non si cambia” e del “prima in vino, poi il mercato”, un sangue autoctono difficile da trovare in giro se non nel microcosmo di La Morra.

    Quante volte il Cavaliere ha respinto persone, curiosi ed interessati, che a pelle non sembrava rispettassero il suo mondo, la sua vita, la sua terra fatta di tre preziosissimi ettari sui quali il Nebbiolo si esprime su livelli perfetti.

    Vini veri quelli di Accomasso, che rispecchiano la tradizione di La Morra ma che parlano anche una lingua sempre attuale, mai vetusti o appesantiti.

    D’altronde il Cavaliere ci ha sempre visto lungo ed abituato a pratiche in vigna inusuali, come la potatura corta a scapito della produzione in quantità, mentre in cantina si sono sempre seguiti i dettami familiari e la strada tracciata dal padre Giovanni (lunghe macerazioni ed affinamenti in botte grande).

    Un Barolo chiamato Annunziata che si basa sulla produzione del tradizionale possedimento di Accomasso, il cru Rocche dell’Annunziata, che insiste su terreni mediamente argillosi con esposizione prevalente a meridione, che confina con altre parcelle che fanno grandissimo il Barolo di queste parti.

    E’ un vino elegante, raffinato, generoso, ancora giovane considerato il suo grandissimo potenziale evolutivo e la necessità di far stabilizzare un tannino vigoroso ma comunque già piacevole. L’ampiezza sia al naso ed al gusto inebria il degustatore, la chiusura lunga e balsamica lo riempie e rende felice.

    Non è dato sapere di quest’annata quante bottiglie siano state prodotte, anche se sappiamo che i numeri sono stati più contenuti rispetto alle annate precedenti: come la regola per tutti i vini di questo straordinario produttore, è sempre difficile trovarli, da qui un’opportunità per degustatori, appassionati e collezionisti da non farsi sfuggire.

    AVAILABILITY: In stock

  • Seguendo l’accostamento metaforico della tavola medioevale “Ars Magna” di Raimondo Lullo, questo vino si rispecchia nel principio “Bonitas”, sostantivo che esprime bontà, buona qualità, cosi come onestà e fertilità.

    Lo chardonnay generalmente si può definire come una bellissima donna in abito da sera. Nel caso di Ômina Romana già dall’aspetto ci rapisce in quanto il colore sembra oro colato con dei riflessi vivaci, vivi e che non passano inosservati. 

    Grazie al bel lavoro integrato del legno dato dai 12 mesi in barrique di primo passaggio, le note che scoviamo al naso sono molto complesse, giocando tra spezie (come la vaniglia in bacchetti) e il frutto che è di origine esotica, ananas e frutto della passione.

    Vertono successivamente piacevoli sfumature floreali, un finale di macchia mediterranea legata a erbe officinali. 

    Al palato sensuale e sinuoso, lo Chardonnay Ars Magna ha le curve al posto giusto e in ingresso le mostra tutte con una morbidezza che regala una piacevolezza immediata. Il sorso corre snello e regala le note di freschezza legate alla gioventù di questo vino, che oggi rapisce e domani conquista.

    La freschezza e la sapidità vulcanica e marina si aiutano a vicenda per far si che il sorso sia pulito e lasci una persistenza non solo gustativa, ma anche tattile.

    L’equilibrio è uno dei suoi punti di forza e in un’annata come la 2015, dove il vino può toccare con un dito l’olimpo, non è scontato che tutte le caratteristiche siano al loro posto. 

    L’aspirazione alla grande Borgogna c’è, consapevoli che lo chardonnay prodotto nel Lazio deve raccontare il Lazio in tutte le sue forme, attraverso gli occhi di Ômina Romana.

    AVAILABILITY: In stock

  • Parlare di Lorenzo Accomasso è come avvicinarsi con grande timore reverenziale al gotha della viticoltura italiana, quella delle tradizioni forti, dell’attaccamento morboso (in positivo) alla propria terra e vigna, quella del “va bene così e non si cambia” e del “prima il vino, poi il mercato”, un sangue autoctono difficile da trovare in giro se non nel microcosmo di La Morra.

    Quante volte il Cavaliere ha respinto persone, curiosi ed interessati, che a pelle non sembrava rispettassero il suo mondo, la sua vita, la sua terra fatta di tre preziosissimi ettari sui quali il Nebbiolo si esprime su livelli perfetti.

    Vini veri quelli di Accomasso, che rispecchiano la tradizione di La Morra ma che parlano anche una lingua sempre attuale, mai vetusti o appesantiti.

    D’altronde il Cavaliere ci ha sempre visto lungo ed abituato a pratiche in vigna inusuali, come la potatura corta a scapito della produzione in quantità, mentre in cantina si sono sempre seguiti i dettami familiari e la strada tracciata dal padre Giovanni (lunghe macerazioni ed affinamenti in botte grande).

    Un vigneto speciale quello del Cavaliere, parte del cru Rocche dell’Annunziata che insiste su terreni mediamente argillosi con esposizione prevalente a meridione, che confina con altri possedimenti che fanno grandissimo il Barolo di queste parti.

    E la degustazione non smentisce nulla di quanto scritto: l’elegante granato intenso nel bicchiere viene supportato da un naso ampio che rivela dapprima sentori floreali in appassimento, quindi piccoli frutti rossi e sottobosco, quindi un’elegante speziatura con chiusura balsamica.

    In bocca potente ma gentile, sinuoso, con tannino fine, sicuramente presente ma anche fresco e piacevole, mai sopra le righe, prima di un finale lungo e memorabile.

    La memoria, intesa come la capacità dell’anima di recuperare “quelle affezioni che un tempo ha provato insieme col corpo”, contribuisce a nobilitare l’importanza dell’annata 2010, non tanto (e solo) per la qualità della materia prima quanto per ricordare e celebrare l’importanza di Elena Accomasso nella vita del fratello Lorenzo. Scomparsa nel 2016, questa vendemmia è dedicata a lei.

    AVAILABILITY: In stock

  • Un vino potenteelegantevigoroso come lo ha pensato il fondatore di questa meravigliosa azienda in Val d’Illasi, una terra antica e suggestiva, testimone di un legame profondo tra uomo e natura.
    Questa passionalità la ritroviamo nell’Amarone Dal Forno Romano, un vero e proprio capolavoro da meditazione.

    CorvinaRondinellaOseleta e Croatina sono le uve che danno vita a questo emblematico Vino, ma solo i grappoli raccolti da vigneti che hanno superato un’età minima di 10 anni vengono destinati all’Amarone. Altro tratto distintivo è l’appassimento che dura ben tre mesi, il doppio rispetto a quanto solitamente accade per il Valpolicella.  Il risultato è un’esplosione di potenza ed eleganza, davvero emozionante.
    Un colore rubino tendente al porpora, intenso e deciso, lascia presagire un carattere forte, come volesse già preparare ad un’esperienza che lascerà il segno… Al naso affiorano complesse note aromatiche, profumi che ricordano l’amarena, i mirtilli ma anche cioccolatocaffè e tabacco. Al palato il gusto è straordinario, conferma tutte le sensazioni olfattive anticipate ma riesce ancora a stupire offrendo un finale sontuosolungo e persistente, con note di tartufotabacco e cuoio.

    AVAILABILITY: In stock

  • L’esperienza degustativa del Valpolicella Superiore di Romano Dal Forno è un viaggio particolare alla scoperta di un vino che sorprende per la sua complessità, frutto dei medesimi rigorosi processi che la stessa cantina mette in atto per produrre il più famoso Amarone. Sorprende ritrovarsi un vino così straordinario partendo da un capitolato sì stringente ma che viene portato agli estremi per volontà del produttore.

    Sono terreni di origine alluvionale composti in prevalenza da ghiaia ed in parte anche argilla e limo quelli su cui insistono i vigneti di Dal Forno, ad un’altitudine variabile fino al 350 metri sul livello del mare. Dopo una vendemmia manuale dilatata nei tempi e separata, avente luogo tra metà Settembre e la fine di Ottobre, i migliori grappoli vengono fatti riposare e disidratare per 45 giorni prima delle operazioni di cantina e quindi il lungo affinamento in due fasi ben distinte.

    Già dal comportamento nel bicchiere si evince la grandezza di questo vino: lento nei movimenti, concentrato e rubino molto intenso, sprigiona un naso ampio che spazia dalla frutta rossa e nera in confettura alla vaniglia, alle spezie dolci ed al cioccolato.

    Un piacere sentirlo mettere alla prova le papille gustative, sicuramente estasiate (ed inebriate) da tanta ricchezza, tale da impressionare anche i più rigorosi critici internazionali.

    Un’annata non facile la 2013 nella Valpolicella, dove i cambiamenti climatici hanno sicuramente impattato la produzione e messo a dura prova le capacità tecniche dei cantinieri: risultati inaspettati ma interessanti quelli emersi dalla vendemmia, superlativi quelli raggiunti dal Valpolicella Superiore di Romano Dal Forno.

    AVAILABILITY: In stock

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